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Scritto da Francesca Pia De Patto
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Un giorno all’anno non basta per festeggiare la mia adorata mamma. Ogni giorno dovrei festeggiarla e ancor, ancor, ancor non basta. Lei mi dà amore e tenerezza, protezione e sicurezza, gioia e felicità. |
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Scritto da Ludovica Gallo
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Mamma il tuo cuore è una capanna dove io faccio la nanna. Mamma le tue mani sono forti e grandi come quelle dei giganti. Mamma i tuoi occhi sono lucenti come le stelle incandescenti. Mamma il tuo amore è grande grande. Ludovica Gallo 4° B Plesso Ariosto – Scuole elementari 17 maggio 2007 Corigliano Scalo (CS) |
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Scritto da Gia Battista Pirro
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Mamma sei un fiore sei una stella sei per me la cosa più bella. Ti voglio bene e tu lo sai non mi lasciare mai. Sei un angelo, un tesoro sei tutto il mio mondo. Mamma sei tutto quello che ho. Gian Battista Pirro 4° B Plesso Ariosto – scuole elementari 17 maggio 2007 Corigliano Scalo (CS) |
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Grandi elettori si diventa da piccoli |
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Scritto da Carmine De Luca
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Con il titolo “La situazione italiana e alcune ragioni di speranza. Grandi lettori si diventa da piccoli”, Carmine De Luca pubblica, su l’Unità del 7 settembre 1997, un suo commento al “Rapporto annuale ’97 di letteratura per ragazzi in Italia”, appena uscito per le edizioni Piemme.
Grandi elettori si diventa da piccoli di Carmine De Luca
In un capitolo del <<Viaggio al centro della Terra>> di Verne al protagonista-viaggiatore dottor Lidenbrock, stupito che gli scaffali delle biblioteche pubbliche d'Islanda siano quasi vuoti, il signor Fridriksson, posato e colto ospite, risponde con orgoglioso compiacimento: <<Noi nella nostra vecchia isola abbiamo il gusto della lettura e dello studio. Non c'è contadino o pescatore che non sappia leggere e non legga. |
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Il burocratese è duro a morire |
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Scritto da Carmine De luca
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“Sono pessimista. Il burocratese è duro a morire” è un articolo di Carmine De Luca sulla burocrazia (l’Unità, 12 luglio 1997).
Il burocratese è duro a morire di Carmine De Luca
Il linguaggio burocratico è duro a morire. Userà tutte le armi possibili per resistere agli attacchi che gli vengono mossi. Nutro forti dubbi che possa essere debellato nel giro di qualche tempo e che negli uffici delle pubbliche amministrazioni - dai comuni ai ministeri - possa insediarsi l'italiano parlato e scritto dalla gran parte dei cittadini normali. Il burocratese ha alle spalle una storia lunga che gli ha consentito di mettere radici profonde. |
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Il Ricordo. Don Milani: il potere di comunicare |
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Scritto da Carmine De Luca
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L’anno in corso, il 2007, ricorre il quarantennio dalla morte di Don Lorenzo Milani. Nel sito è stata già pubblicata una testimonianza di Franca Zambonini apparsa su Famiglia Cristiana (vedere la sezione “antologia”). Dieci anni fa, nel 1997, in occasione dei trent’anni dalla morte del noto sacerdote e educatore, Carmine De Luca pubblicava su l’Unità del 26 luglio un suo contributo, dal titolo “Il Ricordo. Don Milani: il potere di comunicare”. Riportiamo quel testo.
Il Ricordo. Don Milani: il potere di comunicare di Carmine De Luca
I trent' anni dalla morte di don Lorenzo Milani vengono ricordati in queste settimane con riflessioni che rileggono e reinterpretano il suo singolare impegno educativo prima a San Donato negli anni Cinquanta, poi a Barbiana nel Mugello nei successivi anni sessanta. Di norma, si vanno scrivendo parole di grande ammirazione per quel che don Milani ha realizzato in questi anni e per l'eredità preziosa che ha lasciato con i suoi scritti. |
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Presentazione a "Timpetill" |
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Scritto da Tullio De Mauro
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Il brano di Tullio De Mauro (www.tulliodemauro.it) appare come “Presentazione” al volume “Timpetill. La città senza genitori” edito, nel 1997 (ultima ristampa: ottobre 2006), dalle Edizioni Era Nuova di Perugina (www.edizionieranuova.it). L’introduzione al libro è di Carmine De Luca. Il libro inaugura la nuova collana della casa editrice “I Sassi Magici. ragazze & ragazzi”, ideata e curata dallo stesso De Luca. Si ringrazia l’editore per la gentilezza dimostrata nei nostri confronti.
Presentazione a “Timpetill” di Tullio De Mauro
Per una vera disdetta – una nevicata violenta e improvvisa, a Roma, nella primavera del 1966, e il conseguente crollo del tetto di un padiglione di giochi – ho perduto quasi tutti i libri dell’infanzia, miei e dei miei fratelli maggiori. Tra i pochi salvi, una mirabile Classe volante di Kastner, le Pìstole di Omero di Pistelli, il fondamentale (forse solo per ragioni mie: è il primo libro che ho letto interamente da solo) Talismano del 23° Stormo della “Biblioteca dei miei ragazzi” e questo Timpetill. |
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Scritto da Giovanni Pistoia
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 | Povera Quapé, paperetta distratta e sfortunata! Segue i fratellini e la mamma… e inciampa, cade e dà una zuccata a un pezzo di legno. La mamma e i fratellini non si accorgono di quello che è successo e proseguono il loro cammino. Quapé si rialza a fatica, è molto confusa, cerca la mamma, ma non ricorda più il suo volto… |
Quapé, paperetta distratta e senza memoria, ritroverà la mamma, che, intanto, disperata, la cerca tra i canneti del lago? Come finirà questa brutta storia? Lo volete sapere? Non ve lo dico. |
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Scritto da Carmine De luca
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“Cantare per i sordi. La poesia di Gianni Rodari” è un breve saggio che Carmine De Luca pubblicò sul trimestrale culturale della Piana di Sibari “La tela del ragno” (n. 2- gennaio/marzo 1984 – Anno II). La rivista, che aveva come sottotitolo “Attività culturale e lavoro critico”, si stampò a Corigliano Calabro per una stagione molto breve ed era diretta dal prof. Armando Gammetta. Carmine non fece mancare il suo contributo. Il testo di De Luca era illustrato dal disegno, che viene riprodotto, del pittore Gabriele Meligeni.
Cantare per i sordi La poesia di Gianni Rodari di Carmine De Luca 
A partire dalle sue prime filastrocche, pubblicate tra la fine degli anni quaranta e i primi anni cinquanta, Gianni Rodari scelse di mettersi al servizio dei bambini, di prestare la sua voce ai loro bisogni di comunicazione, alla loro tesa disponibilità a crescere e ad emanciparsi. Non al servizio della poesia – precisa Rodari -, ma al servizio dei bambini, dell’infanzia. Perché la poesia viene avanti da sé. Difatti, come dice un altro poeta, Andrea Zanzotto, il rapporto poesia-infanzia va inteso “come tensione all’essere e allo sviluppo, all’espressione e quindi alla responsabilità: nonostante tutto”. E aggiunge: la poesia in un primo tempo sarà “qualche cosa che avrà una sua balbuzie (…): ma sarà anche un balbettare non da vecchiaia, da malafede, da paralisi, bensì da lavoro non ancora pervenuto al successo, eppure incoercibile, lucente…”. |
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